Donnaolimpia

May 14th, 2014

Donnaolimpia deriva suo malgrado da famiglia di sani principi, saldamente legata ai valori contemporanei della vita.
dove contemporanei = primi del novecento.

la sua virt? ? stata deportata in vaticano e giace sotto lo sguardo attento di sette guardie svizzere selezionate – tra le quali, s?, anche uber – conservata in una teca piramidale in papamantio, un materiale prezioso formato da strati alternati di cristallo, alloro, pajata e cornee di bambino non cattolico.
? cosa poco nota fra l’altro che il papamantio porta un sfiga della madonna.

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ella procreer?, ma senza contatto alcuno con altri esseri, siano essi uomini o divinit?.

ella partorir?, senza dolore, l’occulto super sovrano dell’universo, entit? piena di ogni bene e ogni male insieme, ma pi? che altro, piena.
nel frattempo.
nel frattempo a 24 anni suonati risiede in un corpo intonso il cui grado di libert? ? inferiore a quello di Madre Calcutta di Pan di Spagna, suora a base di aloe vera, dio e melanzane. no, s?, insomma, s?. proprio per quello.

richiama i suoi fedeli su cavallo di ferro per avvolgerli nel suo candore da psichiatria infantile, gestendo il parentado alla meno peggio. triste, se vogliamo, la reiterata esibizione di incapacit? di intendere e di volere se non per interposta persona.
il panorama si fa desolante ma bisogna anche dire, a discolpa del Fedele, che..
no, francamente, non si pu? proprio dire nulla a discolpa del Fedele.

ma me la immagino mentre sgranocchia festante otto etti di agnello misto a pizza, in un tripudio di genuinit? sanguigna e di semplicit? opalescente.
immancabile, maestoso, il rutto finale.

I L C A L D O, L A G A S T R I T E E A L T R I C A Z Z I

May 14th, 2014

Sono tanti i motivi per i quali scrivo poco ultimamente. Un po’ il mitico progetto di migrazione dell’intero Sistema Informativo del mio ufficio su piattaforma Web che mi ha tenuta alla scrivania ad orari e in giornate impensate (Sabato ore 7.45 – 18.00, senza pranzo), un po’ questo caldo assurdo che non mi da pace né tregua, un po’ la mia gastrite che mi ricorda che lo stress si paga tutte le sante mattine.

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Un po’ altri cazzi. Cambiamenti in corso, dolore, dispiaceri, sentimenti e sensazioni che vorrei non aver provato, che vorrei non aver conosciuto. Non sono una macchina, ripeto spesso in questi giorni. Ma forse non ? poi tanto cos?. Di diverso da una macchina ho la capacit? di soffrire fisicamente e psicologicamente degli eventi che attraversano la mia vita. Per? posso anche gioire dei momenti buoni. O magari anche solo dell’assenza di male. Ma esattamente come una macchina quando certi meccanismi si rompono so gi? che non si aggiustano, non senza cambiare il pezzo. E i pezzi di ricambio per me non si trovano. I pezzi rotti non si sostituiscono. E la macchina funziona un po’ peggio. Sempre un po’ di pi?.

Magari sviluppa nuove capacit?, tanto per non essere messa da parte. Impara a funzionare senza sonno, con poco cibo, ad alta tensione. Impara lentamente a difendersi dagli attacchi semplicemente subendoli come altro da sé e perci? destinato a finire. La macchina sooshee spera che il dolore prima o poi finisca. Vive di questo. E cerca di non lamentarsi troppo (senza riuscirci), di non intaccare la funzionalit? giornaliera (senza assolutamente andarci anche solo vicino), di rimanere cosciente di sé (chi?), di non trasferire su altri il proprio senso di annullamento. La macchina sooshee fa del suo meglio.

Scrivere su un blog potrebbe essere uno sforzo troppo grande, abbiate pazienza. O non abbiatene. La macchina sooshee sopravviver?. Del resto il mondo sembra volerla convincere di essere sbagliata, di essere l’erba cattiva. E l’erba cattiva si sa, non muore mai.

P I C C O L A G R A N D E M A M M A

May 14th, 2014

Con la mia mamma ieri. Che passava di qui per andare in montagna e si ? fermata una notte a Modena. La mia mamma, l’incubo di tutti gli albergatori, ha colpito subito e nel lasso di tempo che ho impiegato a parcheggiare la macchina sui viali aveva gi? costretto il consierge ad un upgrade della stanza da normale a junior suite causa malfunzionamento air conditioning.

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E poi ha avuto coraggio di lamentarsi ancora perché sul pavimento di quest’ultima c’era un parquet scivolosissimo che ufficialmente minava la sicurezza del suo incedere, ufficiosamente dava fastidio a Hugo, lo pseudo-cane che da quando ho lasciato casa oramai 6 anni fa, ? un surrogato di figlio. E poi mi ha fatto le coccole, guardando insieme dalla finestra un fantastico chiostro pieno di verde. E poi mi ha sgridata, come solo lei sa fare. E poi mi ha detto cose tipo “figlia mia non era destino”.

Poi si ? seduta sul divano e come previsto mi ha chiesto di sedermi in braccio a lei. Le ho detto “mamma ti sfondo”, mi ha detto “pensa a non sfondarmi il cuore e siediti, subito!”. Ho fatto un po’ di storie come di rito. Di solito rifiuto. Ma questa volta quasi speravo me lo chiedesse. Mi sono seduta sul divano e poi accasciata tra le sue braccia, in posizione quasi da allattamento.

Mi sono sentita sicura. Per qualche istante ho percepito chiaramente che lei mi avrebbe protetto per sempre.E ho pianto, ma con gli angoli della bocca girati in su. Mi sono sentita quasi mammona, io che con lei urlo e litigo al telefono, io che sono andata via di casa e non potrei mai tornare indietro, io che dopo qualche ora nello stesso posto sento il bisogno di scappare fuori. Ma ? la mia mamma. Ed ? forte. E’ piccola nelle sue insicurezze e paure e mille ansie, ma poi ? grande, enorme, quando si trova davanti al dolore degli altri. Un po’ di panico e poi via, dritti come generali.

A V O L T E . . .

May 14th, 2014

A volte non si chiede aiuto ma di aiuto si avrebbe bisogno lo stesso. A volte non si esterna il dolore ma si soffre lo stesso. A volte si cammina a busto dritto ma dentro c’? il niente. A volte le apparenze ingannano. A volte ? troppo facile giudicare. A volte ? tutto troppo facile e a volte tutto troppo difficile. A volte ti guardi allo specchio e quello che vedi non lo riconosci.

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A volte chiudi gli occhi e quello che vedi non appartiene a questo mondo. A volte ridi ma dentro stai piangendo. A volte cammini ma le gambe non le comandi tu. A volte si dovrebbe parlare meno e agire di pi?. A volte bisogna non pensare a quanto si ha paura. A volte bisogna ricordare e a volte bisogna dimenticare.

A volte bisogna credere e a volte solo difendersi. A volte fermarsi a guardare quello che si ha, prima di girarsi e accorgersi che non c’? pi?. A volte bisogna fermarsi e vivere il proprio dolore. A volte bisogna alzarsi in piedi su una sedia e urlare al mondo una cosa qualunque. Anche solo vaffanculo. Vaffanculo, proprio.

A U T. M I N . R I C H .

May 14th, 2014

Stasera tanto per tirarmi su il morale, dopo la puntata di Sfide sulla Juve, mi sono ciucciata un film di quelli che sa dio perché ancora io li veda. Storia: amiche dall’infanzia unite dalla passione del ballo. Sogno: entrare alla mitica Julliard school di NYC. Una delle due si ammala di tumore e chevvelodicoafare muore. E checcazzo. E vaffanculo ? (tSZ). Come non bastasse alla fine spunta la scritta “Based on a true story”.

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Stronzi. Dirlo prima no eh?
Ma io dico. Una c’ha gi? i suoi cazzi, almeno mettete le avvertenze no? Qualcosa tipo “Questo film non ? adatto a quelli che stanno da culo”. O qualcosa del genere. Un po’ come il film “La tempesta perfetta”, che quando l’ho visto, alla fine, accertato che fossero *davvero* morti tutti, ho gridato “brutti bastardi datemi un fottuto happy ending hollywoodiano!!!”. Per non parlare poi del documentario sul Pinguino Pablo.

C’ho pianto mezz’ora. Dopo avermi fatto affezionare al pennuto per tutta la durata delle riprese, me lo fanno morire, brutalmente. Li ho odiati. Non si fa morire un pinguino in un documentario senza avvertire prima. Ci vogliono i foglietti illustrativi, pure per le trasmissioni televisive. “Non assumere in caso di pessimo umore”.