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P I C C O L A G R A N D E M A M M A

Con la mia mamma ieri. Che passava di qui per andare in montagna e si ? fermata una notte a Modena. La mia mamma, l’incubo di tutti gli albergatori, ha colpito subito e nel lasso di tempo che ho impiegato a parcheggiare la macchina sui viali aveva gi? costretto il consierge ad un upgrade della stanza da normale a junior suite causa malfunzionamento air conditioning.

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E poi ha avuto coraggio di lamentarsi ancora perché sul pavimento di quest’ultima c’era un parquet scivolosissimo che ufficialmente minava la sicurezza del suo incedere, ufficiosamente dava fastidio a Hugo, lo pseudo-cane che da quando ho lasciato casa oramai 6 anni fa, ? un surrogato di figlio. E poi mi ha fatto le coccole, guardando insieme dalla finestra un fantastico chiostro pieno di verde. E poi mi ha sgridata, come solo lei sa fare. E poi mi ha detto cose tipo “figlia mia non era destino”.

Poi si ? seduta sul divano e come previsto mi ha chiesto di sedermi in braccio a lei. Le ho detto “mamma ti sfondo”, mi ha detto “pensa a non sfondarmi il cuore e siediti, subito!”. Ho fatto un po’ di storie come di rito. Di solito rifiuto. Ma questa volta quasi speravo me lo chiedesse. Mi sono seduta sul divano e poi accasciata tra le sue braccia, in posizione quasi da allattamento.

Mi sono sentita sicura. Per qualche istante ho percepito chiaramente che lei mi avrebbe protetto per sempre.E ho pianto, ma con gli angoli della bocca girati in su. Mi sono sentita quasi mammona, io che con lei urlo e litigo al telefono, io che sono andata via di casa e non potrei mai tornare indietro, io che dopo qualche ora nello stesso posto sento il bisogno di scappare fuori. Ma ? la mia mamma. Ed ? forte. E’ piccola nelle sue insicurezze e paure e mille ansie, ma poi ? grande, enorme, quando si trova davanti al dolore degli altri. Un po’ di panico e poi via, dritti come generali.